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Sellero

Abitanti: 1495
Altitudine: 476m s.l.m.
Cap: 25050
Nome abitanti: Selleresi
Tel.: 0364 637009
Fax: 0364 637207
www.comune.sellero.bs.it
info@comune.sellero.bs.it
 
Eventi a Sellero
Attività Principali a Sellero
Altre informazioni

Frazioni: Novelle

Album Foto di questo comune
Territorio

Sellero è ubicato ai piedi del Monte Elto (m. 2.143 slm) e ha come frazione Novelle, distante circa 2 km dal capoluogo.

Storia

La prima popolazione ad abitare la zona del paese fu quella dei Camuni; a conferma di ciò ci sono molte incisioni rupestri, le prime databili all'età del bronzo. La più nota di esse è quella della rosa camuna, divenuta poi simbolo della regione Lombardia, anche se quella di Sellero differisce dalle altre per la sua disposizione "a svastica", leggermente differente.

Queste tracce di insediamento permanente andarono perse durante il periodo romano. È probabile che dalla conquista romana della Val Camonica (16 a.C.) fino alla seconda metà dell'Alto Medioevo la zona sia stata abitata solo da pochi contadini dipenenti dagli insediamenti vicini. Il ripopolamento altomedioevale è testimoniato in un documento del 927 in cui si attesta la presenza di alcune case in legno, paglia e pietra locali dove oggi sorge il paese. Anche l'edificazione, nell'XI secolo, della Chiesa madre e del monastero di San Desiderio, testimoniano che, dopo il 950, la zona si stava ormai ripopolando. 

In seguito all'anno 1000 questo villaggio fu infeudato, come tutti i territori a nord-ovest del Monte Concarena, sotto le dipendenze del Vescovo di Brescia che riscuoteva numerose decime e pretendeva il giuramento di vassallaggio presso un delegato locale (una delle tasse più note era quella secondo cui, in caso di uccisione di un orso, animale comune nella Val Camonica dell'epoca, le parti migliori dovevano essere inviate in città). 

L'11 febbraio 1233 i quattro consoli della plebania di Cemmo, di cui Sellero faceva parte, giurarono fedeltà e rispetto delle consuetudini al Vescovo di Brescia Guala.

Nel 1299 il Vescovo Berardo Maggi ordinò il catasto dei beni vescovili della Valle Camonica: nella vicinia di Sellero il gastaldo Cazoino riportò che la decima era equivalente a 90 libbre di formaggio e 38 soldi imperiali. Gli abitanti avevano il compito di portare ambascerie da una pieve all'altra gratuitamente e di custodire, assieme agli abitanti di Pescarzo, il castello di Cemmo. Ogni famiglia doveva infine compiere una giornata di corvée per la curia e offrire un montone ed un agnello ogni dieci, oppure, se si avevano solamente bovini, consegnare un carro di legname al castello. Questo è il giuramento pronunciato dagli uomini di Sellero al vescovo di Brescia.

È riportato da Gregorio Brunelli che nel 1397, al momento della pace di Breno, venne inviato in rappresentanza di Sellero Benvenuto Romelio, notaio, per schierarsi sul lato ghibellino del fiume Oglio.

Le tasse erano malviste dai cittadini che cercarono di svincolarsi dal controllo della curia: con due documenti, uno del 1399 e uno del 1421, il signore bresciano permise alla vicinia di riscuotere le tasse a patto che annualmente una parte venisse mandata in città. Gli interessi economici nella zona erano soprattutto legati alle miniere di ferro dell'Elto, che non erano solo di interesse bresciano ma anche veneto: un documento, datato 6 ottobre 1472, dice infatti che vi era l'esistenza di un sito di estrazione ferrosa utilizzato dalla Repubblica di Venezia che, nel 1428, aveva conquistato l'intera Val Camonica.  

Anni cinquanta - I Forni elettrici della SEFE.

Nonostante gli interessi di Venezia, nel XV secolo venne ufficializzata a Sellero una delle vicinie della Val Camonica. Queste antenate dei comuni, riconosciute dalla Serenissima, avevano alcuni diritti, potevano deliberare su questioni economiche e giudiziare e dovevano assicurare ai vicini assistenza giuridica (avvocato), medica e religiosa. Questa vicinia sopravvisse per circa trecentocinquant'anni prima di essere sostituita dopo le conquiste in Lombardia di Napoleone Bonaparte, il 25 novembre 1806, dal comune di Sellero.

Nel XVI secolo il paese fu più volte spopolato dalla peste, la più grave delle quali lo colpì nel 1521 (gli abitanti edificarono anche una piccola cappella a san Rocco per chiedere la sua protezione). 

Per risolvere almeno in parte la povertà che c'era nel XVII secolo fu regolarizzato, nel 1613, uno dei più antichi monti di pietà della zona (operazioni spontanee di mutua assistenza tra i cittadini sono già datate nel XIV secolo). Questa fonte di credito fu chiusa solamente nel 1870 quando passò al Regno d'Italia. 

Nel 1816 vi fu un'eccezionale piena dell'Oglio che rovinò molti fondi. A seguito di questo vennero eseguiti nel 1823 dei lavori di arginatura del fiume. 

Anni sessanta - Una via del centro storico.

Un altro problema, oltre alla povertà, tra il XVIII e il XIX era l'analfabetismo. Contribuì sostanzialmente a risolverlo, tra il 1799 e il 1950, un'opera benefica chiamata Legato Damiolini: il ricco falegname Giacomo Damiolini (1731-1804) disponeva affinché fosse fatta scuola di leggere, scrivere e far conti a tutti li fanciulli, sino all'età di anni sedici, da San Martino, cioè dalli 11 di novembre sino alli 25 di luglio.[18] Questo garantiva un'istruzione di base composta da lettura, scrittura e calcolo a tutti i ragazzi del luogo, senza distinzione di ceto sociale, in cambio di un carico di legname. In questo modo i bambini avevano comunque un'istruzione nonostante l'isolamento della zona e l'assenza di scuole. Solo la costruzione, negli anni cinquanta, delle nuove elementari chiuse questa lunga tradizione. 

Nel XX secolo gli abitanti non vissero in modo diretto la prima guerra mondiale mentre furono coinvolti nel fascismo e nella seconda. Vi furono infatti degli episodi di squadrismo e alcune sparatorie in località Scianica tra alcuni partigiani e i nazisti in ritirata; inoltre, dal 1927 al 1948, il comune fu unito con quello limitrofo di Cedegolo(lo stesso per la frazione di Novelle e i comuni di Grevo e Berzo Demo) perdendo così la sua autonomia che durava da circa sei secoli.

Nell'ultimo secolo ci sono stati anche numerosi incendi: il 30 gennaio 1989 bruciarono 14 ettari e, tra il 22 e il 24 marzo 1990 ne andarono in fumo 53.

Gli incendi più gravi furono quelli del 1997: due roghi ravvicinati (15-16 febbraio e 1-10 aprile) distrussero 860 ettari di prati, pascoli, boschi e cascine in quello che è ancora oggi il più grande incendio mai accaduto in Val Camonica. 

Nel febbraio del 2000 vi fu la singolare protesta del sindaco Gianpiero Bressanelli che per opporsi al trasferimento degli uffici ENEL della centrale idroelettrica di San Fiorano, cosa che avrebbe portato a serie conseguenze sull'occupazione locale, indisse un presidio seguito da uno sciopero della fame. La protesta, supportata anche dai comuni limitrofi, approdò in parlamento tramite un'interrogazione degli onorevoli Davide Caparini e Aldo Rebecchi ma solamente dopo otto giorni di digiuno del sindaco si giunse ad una soluzione tra le parti.

Visitare

Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta (1785): presenta un interessante altare in marmo di Verona e di Sicilia e un portale in marmo di Vezza. Contiene una serie di affreschi che raffigurano alcuni santi (san Rocco, san Sebastiano, sant'Antonio di Padova, santa Caterina da Siena e san Simone Stock) mentre la sagrestia conserva quella dell'antica chiesa di Santa Maria.

Chiesa madre di San Desiderio (XI secolo): edificata dai Franchi è la chiesa più antica del paese. Situata vicino al camposanto fu anche monastero. Conserva degli affreschi di Giovanni Pietro da Cemmo e alcune cornici della scuola dei Ramus.

Parco comunale delle incisioni rupestri (anni ottanta): presenta alcune delle incisioni rupestri situate in Val Camonica. Tra di esse è molto importante la "rosa camuna" di Carpene, simile al simbolo della Regione Lombardia.

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