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Abitanti: 2477 Altitudine: 560m s.l.m. Cap: 25060 Nome abitanti: Polavenesi Tel.: 030 8940955 Fax: 030 84109 www.comune.polaveno.bs.it info@comune.polaveno.bs.it |
Polaveno (in bresciano: Polàen) è un comune di 2.477 abitanti della provincia di Brescia. È un centro artigianale in un'area di valico tra la Val Trompia e il Lago d'Iseo.
I nomi Polaen, Zoadel e Paolander sembrerebbero mettere in evidenza un'origine greca e inducono al pensiero che nella zona vi si sia stabilita una famiglia orientale. Un'altra ipotesi è invece che il nome della località derivi dal latino a Pola venio (vengo da Pola) ad indicare la provenienza dei fondatori dalla città istriana di Pola. In passato, Polaveno fu una giurisdizione autonoma, feudo dei conti Avogadro di Zanano che lo ebbero nel 1409 in regalo da Pandolfo II Malatesta. Con l'arrivo del governo della repubblica Veneta, dopo quello del Malatesta, gli Avogadro ottennero di scambiare questo feudo con quello, più ricco, di Lumezzane. Così Polaveno tornò ad essere autonomo ed indipendente, cominciando ad appartenere alla quadra di Gussago.
La chiesa Parrocchiale, a singola navata, risale al XV secolo e sebbene le bellezze dell’architettura lombarda quattrocentesca siano state deturpate da altari barocchi e da successivi restauri compiuti nel1639, esse ancora spiccano chiaramente nella cordonatura della volta. Sulla parete a destra sono stati scoperti alcuni affreschi votivi del ‘400 e del '500, rappresentanti la Madonna, San Biagio V e San Pancrazio.
Perimetralmente alla Chiesa ci sono varie epigrafi del XVIII secolo, in ricordo dei parroci qui sepolti. Nell’antica Chiesa di San Martino sul monte, ora assai decadente, nel XVI secolo era venerato San Carpoforo come Santo taumaturgo in opposizione al mal di testa; la sua devozione venne però vietata al tempo di San Carlo Borromeo poiché finiva in superstizione.
Anche il santuario di Santa Maria del Giogo è di notevole importanza, convento e ospizio dei monaci Benedettini dell’abbazia di Rodengo: essendo questo giogo uno dei passi più frequentati, tra la Valle Camonica e Brescia i monaci avevano fondato un ospizio per il soccorso e la ristorazione dei viandanti. Attualmente nel monastero vi è una trattoria.
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