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Abitanti: 7721 Altitudine: 162m s.l.m. Cap: 25030 Nome abitanti: Coccagliesi Tel.: 030 7725711 Fax: 030 7721800 www.comunedicoccaglio.it segreteria@comunedicoccaglio.it |
Comune Lombardo in provincia di Brescia con più di settemila abitanti.
Una tomba gallica del IV-III secolo a.C. , scoperta nel 1951, i cui reperti sono stati studiati e descritti in una sua memoria da Cornaggia Castiglioni e il ritrovamento di altre tombe ad inumazione di identica fattura han fatto pensare ad uno stanziamento cenomane. Il rinvenimento di due torri romane all'interno del castello medioevale durante una campagna di scavi condotta nel 1955-1957 dalla Sovrintendenza alle Antichità
secondo la quale si tratta dei resti della "più antica fortificazione romana della Lombardia e forse dell'Italia Settentrionale", ci porta per una serie di indicazioni archeologiche e di considerazioni storiche a collocare la sua costruzione nella terzultima decade del III sec. a.C. quando, nell'imminenza della guerra gallica del 225-222 a.C. i Romani e i loro alleati italici approntarono gli imponenti preparativi difensivi di cui ci parla Polibio nelle sue "Storie".
Il "castrum" di Coccaglio, costruito in un punto di grande importanza strategica faceva parte di un più ampio e articolato complesso di difesa del territorio cenomane posto sulla sinistra del medio corso dell'Oglio contro gli Insubri. Le evidenti tracce che ancora esistono nella nostra campagna di una centuriazione incentrata sul "castrum", le cui centurie hanno le stesse dimensioni di quelle della centuriazione cremonese del 219-190 a.C., le tombe e le piccole necropoli del II secolo a.C. rinvenute a Cologne ed a Pontoglio fanno pensare che il "castrum" sia diventato il caposaldo settentrionale della centuriazione di Cremona, alla quale era pure collegato con una strada, ed il centro amministrativo di un vasto "pagus" gallo-romano.
Tra la fine del V e la prima metà del VI secolo d.C. sull'impianto amministrativo ch'era rimasto dell'antico "pagus", dopo la disgregazione dell'Impero, si sovrappose l'organizzazione della pieve cristiana che, oltre a diffondere capillarmente la fede ed a consolidarla su gran parte di quello che era stato l'antico territorio pagense, ricostituì nuove forme di vita civile, sociale ed economica soprattutto dopo la conversione al cattolicesimo dei Longobardi (la cui presenza a Coccaglio nei documenti del 1100 appare ancora consistente) e dopo la conquista dei Franchi. In questo periodo la pieve coccagliese diventò matrice delle vicinie e delle chiese di Chiari, Castrezzato, Rovato, Cologne e probabilmente di quelle di Pontoglio, di Rudiano e della pieve di Palazzolo favorendo la fusione delle diverse stirpi che s'eran stratificate sul territorio e preparando in tal modo le popolazioni dei futuri comuni. Contro le scorribande ungariche della prima metà del X secolo, intorno ad alcune Chiese vicinali sparse sul territorio della pieve vennero costruiti o ricostruiti dei centri fortificati che, in seguito, sia per il successivo sviluppo economico e demografico, sia per l'importanza strategica che assunsero col variare della situazione politica, diventarono i centri autonomi della vita religiosa, sociale e civile dei paesi e delle cittadine che ora punteggiano il territorio dell'antica pieve. Da noi si riattivò il castello e si portò al suo interno la sede primitiva della pieve adattando forse una preesistente cappella.
Alla fine dell'XI o all'inizio del XII secolo per le accresciute esigenze demografiche e per le maggiori possibilità economiche si costruì una bella chiesa romanica della quale ci rimane la parte centrale della facciata e si riadattò a battistero un preesistente ambiente che si trovava davanti alla chiesa. Lo sviluppo economico di questo periodo trova riscontro negli antichi toponimi ancora persistenti nel secolo scorso sulle nostre campagne, i quali lasciano intravedere l'enorme lavoro fatto dai nostri antenati per riportare a coltura terreni da gran tempo abbandonati agli acquitrini, ai boschi ed alle sterpaglie.
Dal XII secolo fino al passaggio definitivo di Brescia sotto il dominio veneto, la storia della borgata fu segnata dai contrasti sanguinosi tra guelfi e ghibellini e tra i vari aspiranti alla signoria bresciana; gli episodi di violenze e di distruzioni che ci sono stati tramandati documentano un'epoca turbolenta e dura per la gente di tutta la nostra regione. Il definitivo passaggio di Brescia e di Bergamo sotto il serenissimo dominio nel XV secolo segnò per il paese un periodo di prosperità, anche se interrotto in diverse occasioni dal passaggio di eserciti amici e nemici che portarono carestie e pestilenze. Molte famiglie di forestieri benestanti, tra cui quella dei Marenzio si stabilirono a Coccaglio attratte dal rifiorire delle attività artigianali e commerciali, favorite dalla ripresa dei traffici soprattutto sulla strada Brescia-Bergamo e dalle esenzioni tributarie concesse alla quadra di Rovato. Grande incremento ebbe l'edilizia pubblica e privata, religiosa e civile. L'ospizio di S.Marco e forse un altro dedicato a S.Giorgio di origine religiosa furono sostituiti da alberghi e locande privati.
Per le benemerenze acquisite nei confronti della Chiesa locale, 1' "università" coccagliese ottenne il privilegio di eleggere l'arciprete e due dei quattro curati.
La popolazione raggiunse quattromila anime circa. Fu per il paese il periodo del suo Rinascimento del quale si conserva pallida memoria nella chiesa vecchia e in quella di S.Pietro oltre che in qualche opera d'arte d'epoca che ci è rimasta.
Dalla seconda metà del XVI secolo iniziò un periodo lunghissimo di decadenza demografica ed economica insieme che, pur con qualche pausa, durò fino alla fine del dominio veneto ed oltre. Il calo demografico rovinosamente marcato dalla pestilenza del 1576 e da quella gravissima del 1630 era già cominciato prima e continuò anche dopo tali eventi, tanto che nel 1792 toccò i 1523 abitanti. La persistente flessione demografica è da collegarsi alla costante crisi economica determinata sia dal protezionismo e dal fiscalismo sempre crescenti della Serenissima, che, per il nostro paese significarono minor traffico sulle sue strade e quindi minor vivacità commerciale ed artigianale, sia dalla concomitante politica chiusa ed oligarchica di Brescia che favorì l'inurbamento delle famiglie benestanti del paese e l'accaparramento della proprietà terriera da parte dei cittadini per cui il paese, come del resto quasi tutto il contado bresciano, diventò per la città territorio di sfruttamento.
La riforma cattolica promossa dal Concilio di Trento influenzò tutto questo periodo; nel contesto della sua attuazione vanno rilette le visite pastorali del vescovo Domenico Bollani del 1565, quelle di S.Carlo del 1580 e dei successivi vescovi bresciani intese a difendere la fede ed a correggere i costumi.
Lo spirito della riforma ha segnato nel XVII secolo le modifiche apportate alla vecchia "pieve", la costruzione della chiesa di S.Giovanni (l'attuale sala teatro) al posto del battistero e l'erezione nel XVIII secolo della nuova parrocchiale che rimane testimonianza di un miracolo di fede considerando i tempi di miseria durante i quali fu edificata. Sono pure di questo periodo alcune belle residenze padronali costruite in paese e nella campagna dai cittadini bresciani. Gli interventi del Pio Luogo di Carità, dei monti granari e delle confraternite contribuirono ad alleviare la miseria e la fame della povera gente nei periodi più neri delle frequenti carestie.
Nel 1796 con l'erezione dell' "albero della libertà" in piazza, una parte della piccola borghesia coccagliese insofferente del mummificato governo oligarchico della Serenissima e dei freni imposti all'economia, salutò l'arrivo dei francesi di Napoleone come l'inizio di una nuova epoca. Nella difficile ricerca di una via verso l'indipendenza e l'unità italiana sono da considerarsi le scelte del carbonaro Andrea Tonelli prima, del mazziniano Gabriele Mazzocchi, fratello di Pompeo, e di altri coccagliesi poi, che parteciparono come volontari alla prima e seconda guerra d'indipendenza. Nel 1854 a Coccaglio venne aperto all'esercizio il tronco ferroviario Verona-Coccaglio. La vita della gente comune, che subì i grandi mutamenti del XIX secolo, non cambiò, anzi per certi aspetti peggiorò soprattutto nei primi decenni essendo venuto meno il protezionismo paternalistico che caratterizzò la società sotto la Repubblica di Venezia per quasi tutto il XVIII secolo.Nel 1816 Fortunato Maffei, proprietario delle Valenche, con una cospicua donazione di granoturco consentiva di ripristinare il monte granario che per una trentina d'anni contribuì a far superare le ricorrenti carestie, finché la coltivazione massiccia nelle nostre campagne del granoturco debellò la fame secolare ma rese endemica la pellagra. Epidemie di colera negli anni 1836 e 1855 decimarono la nostra popolazione. Nel 1861 veniva aperto l'ospedale per volontà testamentaria del dottor Gaspare Monauni che a tale scopo destinava tutte le sue proprietà.
Oltre al caratteristico centro storico, a Coccaglio possiamo ammirare:
Cascina Santella, un'interessante struttura dell'epoca romanica;
Cascina S.Croce, un esempio di cascina-villaggio di impronta medievale;
Cascina Valenca Alta, costituita da una chiesa e da stalle di pregevolissima struttura architettonica;
Cascina Valenca Rigata, un curioso esempio di cascina decorata a larghe bande bicolori;
Palazzo Porro-Schiaffinati, di fattura settecentesca;
Palazzo Calini, con architetture e particolari artistici tipici delleville residenziali della fine del '700.
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